Platone, Repubblica, Libro III.
La definizione
“Ginnastica Yoga”, introdotta recentemente in Italia per indicare ciò che potremmo
definire “Yoga Fisico”[1], è
l’istituzione delle “Yoghiadi” – competizione nazionale per yogin - ha generato
in molti praticanti e insegnanti di Yoga, malumori, polemiche e aspri
dibattiti.
Il motivo di queste
reazione, in alcuni casi esagerata, è da ricercarsi nel significato che la
parola ginnastica ha assunto nella nostra società, ovvero quello di una serie
di esercizi finalizzati alla salute (ginnastica medica e posturale) e alla
bellezza del corpo (ginnastica callistenica, fitness ecc.). In senso lato si
usa ginnastica nel senso generico di allenamento (“gli scacchi sono una
ginnastica per la mente”), ma di solito è sinonimo di un esercizio privo di qualsiasi
valore artistico e spirituale.
Nell'ambiente dello
Yoga e della danza il termine ginnastica ha spesso una valenza negativa e
indica qualcosa di grossolano, materiale, rozzo. Se un insegnante di Yoga dice
ad un allievo: - “Non stai facendo Yoga,
stai facendo ginnastica!” - vuole metterlo in guardia contro una tendenza a
ricercare la bellezza esteriore di un movimento o la perfezione di una forma,
anziché concentrarsi sui moti del proprio animo e sull'osservazione dei propri
pensieri, del respiro o della, cosiddetta, “circolazione dell’energie sottili”.
Se un maestro di danza
dice all'allievo: - “non stai danzando,
stai facendo ginnastica” – vuole, a sua volta, metterlo in guardia contro
la tendenza alla “meccanicizzazione” del gesto, che risulta privo di quella
capacità di emozionare lo spettatore che contraddistingue l’Arte con la “A”
maiuscola.
In tutti e due i casi
la parola ginnastica viene usata nel senso di “gesto meccanico non collegato all'interiorità dell’individuo”.
Si potrebbe obbiettare affermando, per esempio, che
l’espressività, l’armonia e la bellezza delle evoluzioni delle atlete della
ginnastica ritmica non hanno niente da invidiare alle evoluzioni dei danzatori,
e che la loro capacità di concentrazione lascia trasparire un enorme lavoro
interiore, ma ormai, per molti yogin e danzatori, ginnastica è divenuto
sinonimo di grossolano e meccanico e, in alcuni, si è sviluppata la convinzione
che un ginnasta o un atleta siano meno evoluti spiritualmente di uno yogin o di
un danzatore.
Per quanto riguarda lo
Sport ai nostri giorni, negli ambienti artistici e filosofici, è inteso
soprattutto come competizione sfrenata, vana ricerca del successo ed
esaltazione dell’Ego.
- - “Come si può” – affermano i detrattori della ginnastica Yoga - “conciliare
la ricerca spirituale con l’esaltazione dell’Ego?” –
Se si osservano alcuni
eccessi dello Sport professionistico non possiamo che ritenere tale
argomentazione più che valida: in un ambiente dove – in apparenza –
l’importante è vincere ad ogni costo non c’è posto per lo Yoga.
Come si potrebbero
mettere d’accordo la “ricerca del Sé”, “l’annichilimento dell’Ego”, “la non
violenza”, “la sincerità” - satya – con l’imbroglio, il raggiro, l’uso
del doping e l’istigazione alla violenza – “ammazzalo!” urlano i tifosi
di calcio al difensore che rincorre il centravanti avversario – che emergono
troppo spesso nelle competizioni agonistiche?
Il discorso non fa una
piega, peccato che nasca da presupposti errati, da fraintendimenti sul
vero significato sia degli insegnamenti originari dello yoga sia dei concetti
originari di ginnastica e di competizione agonistica.
Nell'antica India e nell'antica Grecia la speculazione filosofica e la ricerca spirituale andavano
di pari passo con la ricerca dell’armonia e della bellezza fisica e con la
competizione e, anche se può sembrare strano ai nostri giorni, i più grandi
yogin e filosofi erano anche grandi atleti. Se sono già note da
tempo – vedi “Storia Segreta dello Yoga”(https://www.amazon.it/gp/product/1697366651/ref=dbs_a_def_rwt_hsch_vapi_tu00_p1_i1) - l’importanza della competizione sportiva in India e le performance
atletiche e guerresche degli yogin, poco si parla, ai
nostri giorni, dell’amore per lo sport di personaggi come Pitagora o Platone.
Pitagora, che la
maggior parte di noi reputa vicino al lavoro del corpo come il diavolo all'acqua santa, è stato il primo a impostare l’allenamento degli atleti in modo
scientifico.
Fu lui a preparare il
suo discepolo Eurimene di Samo ai giochi della 62esima olimpiade, che si
svolsero nel 532 a.C.
Pitagora cambiò la sua
alimentazione – fino ad allora gli atleti seguivano una dieta a base di fichi e
formaggio – aumentando l’apporto giornaliero di proteine animali, e fu lui a
insegnargli, da vero coach, a moderare l’aggressività per realizzare che si
gareggia e combatte per esercizio fisico e per guadagnare esperienza, e non per
ottenere la vittoria[2].
Eurimene di Samo - un’isola
greca del mar Egeo - nonostante la bassa statura, sbaragliò gli avversari e
vinse il titolo nella disciplina del Pugilato.
Cinquantasei anni
prima, nel 588 a.C., aveva conquistato il titolo olimpico un altro pugile di
Samo, Pitagora.
Molti studiosi pensano
ad un bizzarro caso di omonimia - due abitanti di Samo, coetanei, entrambi
rispondenti al nome di Pitagora che sarebbero passati alla storia per motivi
diversi – ma secondo un testo perduto di Eratostene da Cirene – citato dal
filosofo Favorino di Arles nell’VIII libro della sua “Storia Universale” – il Pitagora
filosofo e il Pitagora pugile che strabiliò le folle nella 48esima Olimpiade
sono la stessa persona.
A quanto racconta
Eratostene il giovane Pitagora dopo essersi allenato per sedici mesi - durante
i quali avrebbe ideato nuove tecniche di combattimento – si presentò ad Olimpia
con una lunga tunica color porpora e i lunghi capelli sciolti sulle spalle per
partecipare alle competizioni per fanciulli – aveva meno di quindici anni - ma
fu escluso perché considerato effemminato.
Pitagora si iscrisse allora
nella categoria adulti e stravinse tutti gli incontri passando alla storia come
il più giovane campione olimpico dell’antichità.

Lo sport, nella vita
di Pitagora e della scuola che fondò a Crotone nel 530 a.C., svolge un ruolo
fondamentale.
La fama ottenuta con l’incredibile
vittoria olimpica del 588 a.C. gli spianò infatti la strada del successo, permettendogli di accedere ai salotti - diremmo oggi - della ricca nobiltà dell'epoca.
Teano, la bella e
giovane figlia di un notabile crotonese, si innamorò follemente della sua eloquenza e della
sua folta capigliatura.
I due si sposarono ed
ebbero tre figli, tra cui Muia (a volte traslitterata come Miia o Mia), maestra
di canto, filosofa – Aristosseno di Taranto (IV secolo a.C.) la mette nell’elenco
delle diciassette “illustri donne pitagoriche” – e, pare, donna bellissima e
affascinate.
Muia fu data in sposa
ad uno dei più assidui allevi di Pitagora, Milone, il più grande atleta dell’antichità.
Paragonato ad Ercole
per la forza e l’aspetto, Milone fu capace di sei vittorie consecutive ai
Giochi Olimpici, sei ai “Giochi Pitici”, dieci ai “Giochi istmici” e nove ai “Giochi
Nemei”.
La sua specialità era
l’Orthopale, uno stile di lotta simile al “Malla-yuddha” indiano, caratterizzato da prese, calci volanti, colpi di gomito e di ginocchio.
Probabile che anche Milone,
come il pugile Eurimene di Samo, abbia fatto tesoro degli insegnamenti del
suocero, così come sembra probabile che fosse allievo di Pitagora un altro campione
crotonese, Timasiteo, pugile e lottatore, che nella finale di Orthopale dell’olimpiade
del 512 anziché combattere contro l’ormai cinquantenne Milone si inginocchiò
davanti a lui in segno di rispetto, in perfetto stile pitagorico: “Non si
lotta per la vittoria, fonte di invidia e meschinità, ma per esercizio e per l’esperienza
dell’anima. L’onore e il rispetto sono più importanti del successo”.
Per ciò che riguarda
il rapporto di Platone con lo Sport, basterebbe dire che, a detta, di Diogene Laerzio[3], in
virtù dell’appartenenza all’aristocrazia ateniese fu istruito all’arte della
ginnastica dai migliori istruttori della sua epoca e che l’appellativo “Platone”,
gli fu assegnato dal suo coach di Lotta libera, Aristone di Argos.
Aristocle – questo era
il vero nome dell’allievo di Socrate – praticò la lotta e la ginnastica per
tutta la vita.
Partecipò anche, senza
vincere, ai “Giochi Istimici” la manifestazione sportiva più importante dell’antichità
dopo le Olimpiadi, e nella “Repubblica, Libro III” tesse l’elogio della
ginnastica e delle arti marziali (“ginnastica per la guerra”):
“La musica trova il suo compimento
nell’amore del bello […].
Dopo la musica i giovani vanno educati alla
ginnastica. […] [alla quale] devono essere educati sin da fanciulli, e per
tutta la vita […].
E la migliore ginnastica sarà in un certo qual modo sorella
della musica semplice […] voglio dire una ginnastica semplice ed equilibrata,
soprattutto quella che prepara alla guerra.
La ginnastica quindi,
per Platone è sorella della musica – intesa, crediamo, in senso pitagorico, quale
arte per innalzare lo spirito e comprendere le leggi universali – e come la
musica deve essere praticata seguendo i principi di semplicità, equilibrio e
temperanza.
[…] La varietà produce […] la
sfrenatezza, in questo caso la malattia, mentre la semplicità genera nella
musica la temperanza dell’anima, nella ginnastica la sanità del corpo […]
E il
musicista che pratica la ginnastica [seguendo il principio di semplicità della
musica…] giungerà, se lo vuole, a non aver bisogno della medicina […].
Coloro
che stabiliscono di educare con la musica e con la ginnastica non lo fanno per
curare con l’una il corpo e con l’altra l’anima [ma] le pongono entrambe al
servizio dell’anima”
Per Platone Musica e
Ginnastica sono doni divini, arti complementari finalizzate allo sviluppo spirituale,
e nel passo successivo chiarisce, che la pratica della musica – da intendere secondo
noi anche come pratiche filosofiche – disgiunta dal lavoro sul corpo porta alla
“mollezza” così come una pratica fisica non sostenuta dalla ricerca dell’armonia
e dell’equilibrio, porta alla rigidità e alla rozzezza:
“Coloro che si dedicano [solo] alla
ginnastica riescono più rozzi del dovuto, coloro che invece praticano solo la
musica diventano troppo molli.[…]
La divinità ha concesso agli uomini due arti,
la musica e la ginnastica per questi due elementi: l’animosità [intesa come la
capacità del guerriero di riempirsi di orgoglio e ardore] e la filosofia e, solo
in via accessoria per l’anima e il corpo, proprio allo scopo che quegli
elementi si armonizzassero tra loro, tendendosi e allentandosi alla giusta
misura.[…]
Chi dunque fonde nel modo migliore musica e ginnastica e le applica
all’anima nel modo più equilibrato[…] è il più perfetto esperto di musica e di
armonia, molto più di chi accorda uno strumento.”
Già, "Chi fonde nel modo
migliore Musica e Ginnastica è il più perfetto esperto di Musica e Armonia”.
Se sostituissimo la parola
musica con “Arte delle Vibrazioni” – l’insieme delle tecniche che
definiamo mantra e meditazione – e “perfetto esperto di armonia” con
realizzato, non avremmo una definizione esaustiva di Yoga?
[1] Vedi
“Storia Segreta dello Yoga”:
“In genere, banalizzando un po’, possiamo
individuare quattro tipi di Yoga:
1) Uno Yoga
fisico, basato principalmente su posture statiche, sequenze coreografiche ed
esercizi respiratori (HaṭhaYoga, Vinyāsa Yoga, Ashtanga Yoga ecc.);
2) Uno Yoga
intellettuale, basato su un tipo di speculazione simile, nelle modalità, a
quella proposta in occidente dalla filosofia platonica, dalla teologia
cristiana e dalla filosofia tedesca del XIX secolo (Jñāna
Yoga);
3) Uno Yoga
religioso o devozionale che si propone di entrare in contatto o addirittura
immedesimarsi con una particolare forma della divinità (Śiva,
Viṣṇu, Kṛṣṇa…) e riprende, almeno in parte, forme e contenuti della
religione cristiana e delle moderne correnti spirituali nate con la New Age
(Bhakti Yoga e Karma Yoga);
4) Uno Yoga
“psicologico” che utilizza tecniche e modalità assai simili a quelle utilizzate
dalle moderne scuole occidentali di derivazione freudiana o junghiana (New
Gestalt, costellazioni familiari, PNL ecc.) o dalle moderne interpretazioni
degli insegnamenti buddhisti (Mindfulness).”
[2] Cristoph
Riedweg, Pitagora, vita, dottrina e influenza, Vita e Pensiero 2007.
[3] “Vita di
Platone, IV”
non c’è posto per lo Yoga.
RispondiEliminaUna nuova vita è iniziata inaspettatamente. Non da lunedì e non da Capodanno. Ha appena iniziato. Come può accadere a voi, per esempio, dopo aver visto https://filmsenzalimiti.uno/ un film?
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