"Gli indiani non pregano, praticano", mi diceva Balasundaram Sonam, un maestro di Kathakali con cui ho lavorato venti anni fa, e credo che dovremmo tener conto di questa frase ogni volta che ci accingiamo a praticare un mantra o ad interpretare un immagine sacra hindu - dipinta o scolpita - che solitamente è l'immagine fisica del mantra.
Prendiamo il mantra più famoso dello yoga
ॐ नमः शिवाय
Nella traslitterazione in caratteri latini
OM NAMAḤ ŚIVĀYA
Il recitarlo 108 o 1008 volte non è pregare, ma affrontare una pratica di alchimia interiore.
Innanzitutto occorre sapere cosa significa:
ॐ innanzitutto è il प्रणव praṇava, che,a prescindere dalla valenza che gli viene attribuita generalmente - dio, il nome di dio, la vibrazione universale ecc. - non è né una parola né una sillaba dell'alfabeto sanscrito, ma è un bija mantra, un suono senza nessun significato nella lingua parlata che ha la caratteristica di essere tripartito nel senso che deve essere recitato per tre misure (mātra) - credo si dica trilaka nella musica indiana - con tre toni diversi, corrispondenti più o meno, se non sbaglio, ai nostri Fa - Fa# - Sol.
Per un praticante l'ॐ è uno dei tre bija che corrispondono ai canali fondamentali del corpo:
- OM è la vibrazione del canale centrale ("Mente" per i tantrici buddhisti);
- ĀḤ è la vibrazione del canale di destra ("Parola" per i tantrici buddhisti);
- HŪṂ è lavibrazione del canale di sinistra ("Corpo" peri tantrici buddhisti).
NAMAḤ (नमः) ovvero namas (anche namo) - è inteso come "adorazione" nel senso di pratica rituale
ŚIVĀYA è in grammatica un casoparticolare della "radice nominale" ŚIVA (शिवाय = अकारान्तः, पुल्लिङगः चतुर्थीविभक्त्यन्तः शिवप्रातिपदिकः - akārāntaḥ pulliṅagaḥ caturthīvibhaktyantaḥ śivaprātipadikaḥ) che qui non indica il dio puranico, rappresentazione della ciclica dissoluzione dell'universo, ma ha il significato di "maṅgala" (auspicioso, fortunato, prospero, prosperità) o "pavitra" (sacro, santo...)
L'insieme delle sillabe NAMAḤ ŚIVĀYA prende il nome di mantra pañcākṣara (mantra dalle cinque sillabe) e ogni sillaba rappresenta uno dei cinque elementi ed una parte del corpo umano:
NA MA ŚI VĀ YA.
- NA, rappresenta la TERRA, e le GAMBE dell'essere umano;
- MA rappresenta l'ACQUA, lo STOMACO e il MONDO MANIFESTATO;
- ŚI rappresenta il FUOCO, le SPALLE e Śiva Re della danza;
- VĀ rappresenta l'ARIA, la BOCCA;
- YA rappresenta lo SPAZIO, gli OCCHI;
Già queste indicazioni danno idea della pratica "alchemica" che sottende il "mantra delle cinque sillabe":
Ogni elemento, nello yoga medioevale, viene associato ad un cakra e a uno dei sei canali principali del corpo.
La sillaba NA viene fatto vibrare al primo cakra (plesso del perineo):
La sillaba MA viene fatta vibrare al secondo cakra (plesso dei genitali);
La sillaba ŚI viene fatta vibrare al terzo cakra (plesso dell'ombelico);
La sillaba VĀ viene fatta vibrare al quarto cakra (plesso del cuore);
La sillaba YA viene fatta vibrare al quinto cakra (plesso della gola).
Far vibrare la sillaba in un cakra non significa solo "immaginare di far uscire il suono da un determinato punto, ma immaginare che l'energia condotta da quel suono si "fissi" a quel determinato cakra mediante il processo chiamato nello yoga medioevale "dharana" che consiste nel concentrare l'energia,tramite la mente, prima al centro del cakra, poi nel petalo (petali) in avanti, quindi nei petali indietro,quindi a sinistra e infine a destra.
Oltre a questa tecnica di meditazione sui cakra, il mantra ne propone altre due.
La seconda pratica alchemica riguarda i canali principali:
- La sillaba NA viene fatta "fluire" nel canale dell'urina (secondo lo schema dello yoga delle sei membra di Gorakhnath e Naropa);
- La sillaba MA viene fatta fluire nel canale di sinistra;
- La sillaba ŚI viene fatta fluire nel canale di destra;
- La sillaba VA viene fatta fluire nel canale degli escrementi;
- La sillaba YA viene fatta fluire nel canale centrale.
A questo si aggiunge la vibrazione sillaba ॐ dal canale del seme (dall'ombelico ai genitali) fino al punto più alto della testa (sincipite);
La terza pratica consiste nel toccare con le dita della mano i punti fisici indicati nello schema ovvero:
- Con la sillaba NA tocco le gambe;
- Con la sillaba MA tocco lo stomaco;
- Con la sillaba ŚI tocco le spalle;
- Con la sillaba VA tocco la bocca;
- Con la sillaba YA tocco gli occhi.
Il percorso Terra, Acqua, Fuoco, Aria, Spazio è il percorso di dissoluzione,identico a quello che avviene durante la morte, e corrisponde al dissolversi delle cinque percezioni sensoriali - Olfatto, Gusto, Vista, Tatto, Udito - "nel sesto elemento", la "Conoscenza" rappresentata dalla sillaba ॐ, che può essere intesa come "sesto senso", ovvero percezione "non qualificata" della realtà.
Esiste un altro percorso rappresentato dal mantra OM ŚIVĀYA NAMAḤ.
In questo caso avremo:
- ŚI, elemento Fuoco, cakra dell'ombelico, canale di destra, occhi;
- VĀ, elemento Aria, cakra del cuore, canale degli escrementi, bocca;
- YA, elemento Spazio, cakra della gola, canale centrale;
- NA, elemento Terra, cakra del perineo, canale dell'urina;
- MA,elemento Aqua, cakra dei genitali, canale di sinistra.

Un altra tecnica operativa,che potremmo definire mentale, proviene dal vedānta
Ogni mantra, per i vedantini è suddivisa in tre parti o पदार्थ padārtha (che significa sostanza, oggetto del pensiero).
Lo yogin, per rendere "operativo" il mantra, dovrà investigare (विचार vicāra, letteralmente idea, pensiero, disputa) su ciascuna di esse.
La prima parte è detta Tvam padartha e riguarda l'elemento soggettivo, non universale del mantra.
La riflessione sull'elemento soggettivo si chiamerà quindi Tvam padartha vicāra .
La seconda parte è detta Tat padartha e riguarda l'elemento oggettivo, universale.
La terza parte è detta Aikya padartha ed è l'elemento che lega, unisce, mette in identità universale ed individuale e in italiano potrebbe essere definito "Copula".
Facciamo un esempio: i "mantra delle cinque sillabe" NAMAḤ ŚIVĀYA e OM ŚIVĀYA NAMAḤ anche in questo caso "sono" due diverse "tecniche operative", due mantra diversi sia dal punto di vista logico che dal punto di vista energetico:
- NAMAḤ è la copula.
- ŚIVA il principio oggettivo.
- YA il principio soggettivo.
Nel primo OM NAMAḤ ŚIVĀYA, si parte, simbolicamente, dalla TERRA e dal POTERE DI DISSOLUZIONE della divinità per arrivare allo SPAZIO, all'ANIMA INDIVIDUALE e quindi all'inizio della Manifestazione.
Nel secondo OM ŚIVĀYA NAMAḤ, si parte invece dal FUOCO e dal POTERE DI CREAZIONE della divinità, per giungere al MONDO.
La pratica in questo caso consiste nel "riflettere" sui singoli elementi della triade fino ad annullare la differenza tra soggettivo e individuale provocando una specie di shock informativo dal quale dovrebbe insorgere il mantra "TAT TVAM ASI", "Tu sei Quello", che porta all'identificazione dell'elemento soggettivo (il conoscitore) con l'elemento oggettivo (l'oggetto di conoscenza) ed entrambi con lo strumento di conoscenza ("La" conoscenza).
Tutte queste tecniche sono espresse dalla tipica postura dello Śiva danzante,le cui rappresentazioni scultoree e pittoriche sono in realtà una specie di riassunto delle pratiche ad uso del praticante:
- NA, l'elemento Terra, è il potere dell'assorbimento o distruzione , manifestato nella mano posteriore sinistra che regge il fuoco;
- MA, l'elemento Acqua è il potere del velamento manifestato nel passo del piede destro che schiaccia la testa del "nano dell'ignoranza).
- MA, l'elemento Acqua è il potere del velamento manifestato nel passo del piede destro che schiaccia la testa del "nano dell'ignoranza).
- ŚI, l'elemento Fuoco, è il potere della creazione manifestato nella mano posteriore destra che regge e suona il tamburello.
- VĀ, l'elemento Acqua, è la grazia (la rivelazione) manifestata nel movimento del piede sinistro, sospeso a metà tra cielo e terra.
- YA, l'elemento Spazio, è il potere della protezione/mantenimento indicato dalla mano anteriore destra nell'atto di assumere il mudra chiamato abhaya - mudrā, il gesto che allontana la paura.
- YA, l'elemento Spazio, è il potere della protezione/mantenimento indicato dalla mano anteriore destra nell'atto di assumere il mudra chiamato abhaya - mudrā, il gesto che allontana la paura.
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