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1 Miniatura che illustra un brano del Malla Purana, testo brahminico conservato nel Bhandarkar Oriental Institute (Oriental Research) di Pune (Maharashtra State) |
Qualche anno fa scrissi un articolo intitolato “Ashtanga Yoga non è Yoga”. In pochi giorni ci furono, tra Blog e Facebook,più di 27.000
commenti, molti dei quali assai risentiti e polemici. Mi scrissero anche dall’India
e dagli USA.
La mia tesi era suffragata da una serie di osservazioni e da
testi e da una serie di foto di inizio ‘900. In pratica affermavo:
1) Che il fine dello Yoga è la “Liberazione dalla catena delle rinascite” o Realizzazione, e che Pattabhi Jois, creatore dello Ashtanga Yoga, il suo maestro Krishnamacharya, Iyengar (cognato di Krishnamacharya) e Desikachar (figlio di Krishnamacharya) non avevano mai affermato di essere illuminati né avevano mai dichiarato che il loro yoga fosse finalizzato all’illuminazione;
2) Che lo Yoga di Krishnamacharya era ispirato dichiaratamente alla ginnastica svedese di Henrik Ling;
3)Che lo Ashtanga Yoga era una disciplina moderna e apparteneva, al limite, alla nobile disciplina della ginnastica indiana, il Vyayama, che era cosa assai diversa dallo Yoga descritto nei Veda e nelle Upanishad, testi risalenti a migliaia di anni fa.
2.
Il mio discorso mi pareva ineccepibile, tanto che anche coloro che si erano risentiti per la mia affermazione, si trovarono costretti ad ammettere che Krishnamacharya, Iyengar e Pattabhi Jois avevano fatto riferimento ad un testo chiamato Vyayama Dipika usato come manuale nelle scuole di educazione fisica indiane.Adesso, nell’ambito di ricerche che riguardano altri argomenti, ho fatto delle scoperte che mi hanno portato a rivedere la mia tesi – Ashtanga Yoga non è Yoga - e a ritenerla, non più completamente condivisibile, per cui mi sembra doveroso fare pubbliche scuse a tutti coloro che all'epoca si sentirono turbati dalle mie affermazioni o semplicemente espressero il loro disappunto.Andiamo per ordine.
Sto facendo una ricerca sulle origini
dello Yoga, in particolare su una serie di testi poco noti in italia, come lo
Yoga Shastra di Dattatreya e il Gorakshashatakam, il libro che descrive lo
Shatanga Yoga (yoga in sei parti) dei Nath e, per non rischiare di scrivere
inesattezze sono entrato in un forum indiano di filosofia e religione, cui partecipano
diversi Swami indiani e almeno un Brahmino, per cercare informazioni sulla data
precisa di compilazione dei Veda: “Quanto saranno antichi?” – mi chiedevo – “5.000
anni? 10.000?”.
Le risposte mi hanno gelato: in
pratica i primi tre Veda sono stati messi per scritto solo durante il periodo
dell’Impero Gupta tra il IV e il VI secolo d.C. (il quarto, l’Atharvaveda è del
X-XII secolo) e la più antica copia esistente è quella conservata nel Bhandarkar Oriental Institute di Pune (si tratta solo di
due dei quattro Samhita) e risalente al XII-XIII secolo. -“Prima di allora i Veda
erano nel cuore dei Brahmini”, cioè a dire che fino al IV secolo d.C. i Veda
facevano parte della tradizione orale.
Le sorprese non sono
finite:-
il Rāmāyaṇa, che mi
hanno insegnato essere il racconto di una guerra combattuta decine di migliaia
di anni fa, pare sia stato finito di scrivere nel III secolo d.C.
-
il Mahābhārata, che
racconta le storie di Krishna presumibilmente è stato scritto nel IV secolo
d.C.
-
Il Bhāgavata Purāṇa,
fondamento del Bhakti Yoga e del culto di Krishna ha visto la luce nel X secolo
d.C.
Insomma, tutti i testi di derivazione vedica
che io ho sempre creduto antichissimi, in realtà sono stati scritti nel
medioevo o addirittura nel XVII, XVIII e XIX secolo.Ciò non significa che non esistesse una
tradizione orale, un tradizione magari antica come il mondo, ma non ci sono
prove scritte che prima del IV secolo esistesse una serie di percorsi filosofico-religiosi
finalizzati alla realizzazione del Sé definiti Yoga.La documentazione più antica
non è indiana, ma greca e riguarda l’incontro di Alessandro il Grande con un
gruppo di filosofi ignudi, molto sapienti e sagaci, chiamati Gymnosophisti, ma si
parla dell’invasione della Valle dell’Indo da parte dei macedoni nel III secolo
a.C., non di 5.000 o 7.000 anni fa.
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2 Krishna e Balarama Impegnati in un incontro di malla-Yuddha |
Nello stesso museo in cui è conservata la prima copia dei Veda, a Pune, è conservato anche l’originale del Malla Purana (XIII secolo d.C.), un trattato di ginnastica ad uso dei jyestimall, una famiglia ( o un gruppo) di brahmini guerrieri, che descrive le tecniche di lotta dell’epoca (Malla-Yuddha), gli esercizi per sviluppare i muscoli, lo yoga aereo - in equilibrio su un palo o appesi a corde - definito Malla-Khamb, e 18 posizioni di yoga che fanno parte degli insegnamenti attuali dello Ashtanga Yoga.
Ora bisogna dire che gli Yoga Sūtra di Patañjali (o più precisamente “Pātañjala yoga darśana”), fino 1885 erano praticamente sconosciuti in India[1],e che il termine raja yoga ,un tempo usato per indicare la realizzazione, comincia ad usare usato come sinonimo di yoga darśana solo con il viaggio di Vivekananda negli USA (1893).
Fino ad allora i riferimenti pergli yogin erano
Lo yoga shastra di Dattatreya, un testo del V secolo tradotto per la prima volta in inglese nel 1985 e mai pubblicato in occidente, e, soprattutto il Gorakṣaśataka (Gorakshashatakam),mai tradotto in inglese, in cui Gorakhnath sviluppo il suo Ṣaḍaṅga Yoga (yoga delle sei membra) e da cui derivano il Caturaṅga Yoga (yoga delle quattro membra) di Svātmārāma, (Haṭhayogapradīpikā) e il Saptāṅga Yoga (yoga delle sette membra)di Gheranda (Gheraṇḍasaṃhitā). Questi yoga, che prevedono un gran numero di posture, gesti e tecniche di pulizia delle nadi si basano sul lavoro fisico simile o addirittura identico al vyāyāma (ginnastica) dei lottatori di Malla-Yuddha e degli esperti di āyurveda.
Fino ad allora i riferimenti pergli yogin erano
Lo yoga shastra di Dattatreya, un testo del V secolo tradotto per la prima volta in inglese nel 1985 e mai pubblicato in occidente, e, soprattutto il Gorakṣaśataka (Gorakshashatakam),mai tradotto in inglese, in cui Gorakhnath sviluppo il suo Ṣaḍaṅga Yoga (yoga delle sei membra) e da cui derivano il Caturaṅga Yoga (yoga delle quattro membra) di Svātmārāma, (Haṭhayogapradīpikā) e il Saptāṅga Yoga (yoga delle sette membra)di Gheranda (Gheraṇḍasaṃhitā). Questi yoga, che prevedono un gran numero di posture, gesti e tecniche di pulizia delle nadi si basano sul lavoro fisico simile o addirittura identico al vyāyāma (ginnastica) dei lottatori di Malla-Yuddha e degli esperti di āyurveda.
In conclusione le sequenze di Ashtanga Yoga sono nel solco dello Yoga del guerriero dei Brahmini jyestimall e dei kan-path di Gorakhnath.
Questo non significa che improvvisamente mi piaccia lo Ashtanga Yoga, preferisco un'altra qualità del movimento e sono più portato verso le tecniche di visualizzazione, meditazione ed emissione vocale di altri tipi di tecniche, ma non affermerò più, lo prometto, che “Ashtanga Yoga non è Yoga”, e chiedo scusa se all’epoca offesi la sensibilità di qualcuno.
Per ciò che riguarda le notizie che ho dato sulla datazione dei veda e sull'evoluzione dello Yoga dal XII secolo al XIXho una copiosa documentazione. Se qualcuno avesse delle domande in proposito sarò lieto di rispondere.
Un sorriso,
P:
[1] David Gordon White, Sinister Yogis (I, 27) University of
Chicago Press, 2009.
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