Il commento di Vyăsa al versetto di Yoga Sutra 2.19 offre degli spunti fantastici per la meditazione. Si tratta, secondo me, di un dono prezioso, da scartare con molta attenzione. Nel sūtra seguente vengono esposte le diverse fasi dei tre Guṇa che compongono il “Visto” [ovvero lo “spettacolo”]. "Gli stati costitutivi dei Guṇa sono: Viśeṣa, il fattore distintivo; Aviśeṣa, l’indefinito [ovvero i Tanmātra e Ahaṁkāra], Liṅga-mātra [la Buddhi] e Aliṅga [Mūla-prakṛti] ||2.19||" Qui gli elementi conosciuti come Ākāśa, Vāyu, Tejas, Apas e Pṛthvī, sono le modificazioni “specializzate” [Viśeṣa] dei Tanmātra, ovvero il suono, la tangibilità, la luce/forma, il sapore e l’odore; così come [sono modi-ficazioni “specializzate” dei Tanmātra] i Buddhīndriya [ovvero l’udito, il tatto, la vista, il gusto e l’odorato] e i Karmendriya [parlare, afferrare, muoversi, generare, evacuare]; [a questi si aggiunge] l’undicesimo principio, Manas, che ha come sfera di attenzione tutti i poteri di az...
La stabilità della mente [si ottiene] coltivando la cordialità, la compassione, la gioia e l’equanimità riguardo al piacere e al dolore, ai meriti e ai demeriti ||1.33|| Nel versetto 1.33 si parla delle "quattro dimore spirituali" del buddismo, ovvero i quattro, “brāhmavihāra”, ovvero: 1. maitrī (“cordialità”, “benevolenza”); 2. karuṇā (“gentilezza”, “compassione”); 3. muditā (letizia); 4. upekṣā (equanimità). Si tratta di un tipico insegnamento buddhista (e giainista a dir la verità) e questo ci rimanda una volta di più all'esistenza (ormai evidente) di un legame tra Patañjali. e autori buddhisti come Asaṅga o Vasubandhu; ma la cosa che è interessante notare in questo versetto e nel relativo commento, secondo me, è l'accenno al "Dharma bianco". Scrive Vyāsa: «Che egli coltivi nella sua mente l'abitudine alla cordialità, maitrī, verso coloro che sperimentano la con-dizione del piacere; la compassione, karuṇā, verso co-loro che soffrono; la compiacenza, m...