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SAMKHYA, LA MEDITAZIONE SUI 25 PRINCIPI

Il commento di Vyăsa al versetto di Yoga Sutra 2.19 offre degli spunti fantastici per la meditazione. Si tratta, secondo me, di un dono prezioso, da scartare con molta attenzione. Nel sūtra seguente vengono esposte le diverse fasi dei tre Guṇa che compongono il “Visto” [ovvero lo “spettacolo”]. "Gli stati costitutivi dei Guṇa sono: Viśeṣa, il fattore distintivo; Aviśeṣa, l’indefinito [ovvero i Tanmātra e Ahaṁkāra], Liṅga-mātra [la Buddhi] e Aliṅga [Mūla-prakṛti] ||2.19||" Qui gli elementi conosciuti come Ākāśa, Vāyu, Tejas, Apas e Pṛthvī, sono le modificazioni “specializzate” [Viśeṣa] dei Tanmātra, ovvero il suono, la tangibilità, la luce/forma, il sapore e l’odore; così come [sono modi-ficazioni “specializzate” dei Tanmātra] i Buddhīndriya [ovvero l’udito, il tatto, la vista, il gusto e l’odorato] e i Karmendriya [parlare, afferrare, muoversi, generare, evacuare]; [a questi si aggiunge] l’undicesimo principio, Manas, che ha come sfera di attenzione tutti i poteri di az...
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YOGA SUTRA 1.33 - LE QUATTRO DIMORE SPIRITUALI E IL DHARMA BIANCO

La stabilità della mente [si ottiene] coltivando la cordialità, la compassione, la gioia e l’equanimità riguardo al piacere e al dolore, ai meriti e ai demeriti ||1.33|| Nel versetto 1.33 si parla delle "quattro dimore spirituali" del buddismo, ovvero i quattro, “brāhmavihāra”, ovvero: 1. maitrī (“cordialità”, “benevolenza”); 2. karuṇā (“gentilezza”, “compassione”); 3. muditā (letizia); 4. upekṣā (equanimità). Si tratta di un tipico insegnamento buddhista (e giainista a dir la verità) e questo ci rimanda una volta di più all'esistenza (ormai evidente) di un legame tra Patañjali. e autori buddhisti come Asaṅga o Vasubandhu; ma la cosa che è interessante notare in questo versetto e nel relativo commento, secondo me, è l'accenno al "Dharma bianco". Scrive Vyāsa: «Che egli coltivi nella sua mente l'abitudine alla cordialità, maitrī, verso coloro che sperimentano la con-dizione del piacere; la compassione, karuṇā, verso co-loro che soffrono; la compiacenza, m...

CAKRA TRADIZIONALI E "CAKRA TIBETANI".

Alcune delle domande che fanno più spesso i nostri allievi riguardano i colori e il numero dei petali dei cakra. "Perchè i cakra tibetani" - chiedono alcuni, ad esempio - "sono descritti come bianchi, rossi, blu gialli e verdi ed hanno 36 e più petali, mentre i sei cakra tradizionali sono tutti rossi a parte quelli della fronte e dell'ombelico, ed hanno 4, 6, 10, 12, 16 e 2 petali?". La verità è che bisogna considerare che tutte le volte che si parla di cakra, di bandha e di posture particolari si parla di Haṭhayoga e, quindi, si fa riferimento alla tradizione tantrica; una tradizione molto più articolata e complessa di quanto si creda comunemente. Nello Haṭhayoga tradizionale si parla di solito di sei cakra tradizionali o, più propriamente, di mahāmarma. I mahāmarma corrispondono alle zone dell’ano/perineo, della vescica, dell’ombelico, del cuo-re, della gola e della testa conosciuti dagli antichi me-dici ayurvedici come punti “mortali” in caso di ferite. ...

ELEMENTI DI DEVANAGARI (Prima Parte)

  Prima di avvicinarci all'interpretazione di un testo come lo Yoga S ūtra  dovremmo, secondo me,  prendere un minimo di confidenza con la devanāgarī . Innanzitutto occorre chiarire che la devanāgarī sta al sanscrito come la scrittura latina – o scrittura romana – sta al francese o all’italiano, quindi non dobbiamo fare l'errore di confondere  devanāgarī e lingua sanscrita , in secondo luogo è bene ricordare che t ecnicamente non si tratta di un alfabeto, ma di un alfasillabario (" abugida ") usato non solo per il sanscrito [1] , ma anche per l’ hindi , il marathi , il kashmiri , il sindhi , il newari, il nepalese , il pāli , il BHS ( Buddhist Hybrid Sanskrit ) ecc. L’alfasillabario, a differenza dell’alfabeto, è una scrittura in cui ogni lettera contiene già una vocale inerente identificata generalmente con la vocale centrale media – scevà - rappresentata nell’alfabeto fonetico internazionale dal simbolo “ ə ”, e in devanāgarī dal simbolo “ अ ”, reso a su...